LETTERA APERTA | 13.07.2004 - 
a montagna.org da Emilio Previtali

“Gentile sig. Gabriele Previtali - redazione di montagna.org,

 

non mi è affatto sfuggita la notizia pubblicata su K2climb.net che mi ha segnalato, che nella sostanza nulla aggiunge e nulla toglie alle osservazioni che le ho sottoposto ieri. Rimango del parere che il tono con cui è stata pubblicata la news a cui ho fatto riferimento mi sembra fuori luogo e indubbiamente “sopra le righe”. Decisamente non adatta ad una audience alpinistica che si appella a valori di etica, di sportività e di rispetto della persona e che sa andare ben oltre i numeri, i certificati ufficiali e la frenesia confusa di dirette web o radiotelevisive.   Ripeto, lo stile con cui è stata redatta la notizia mi sembra certamente più adatto ad un commento da “Bar dello Sport”  che non ad un ufficio stampa che comunica in nome e per conto di una Spedizione Nazionale patrocinata della Presidenza della Repubblica e da un elenco di Ministeri lungo due pagine .

Il fatto che nella notizia in questione si faccia ironicamente riferimento ad un “nostrano Pinocchio”, parlando (a questo punto senza ombra di dubbio) di Mario Di Bona, proprio mentre questo è ancora impegnato nel rientro da un impegno di alcuni giorni alla ricerca della vetta del Broad Peak, non dimostra altro che lo squallore e la scarsa sportività di chi, senza firmarsi, senza offrire possibilità di replica e senza nemmeno il coraggio di scrivere per esteso il  nome ed il cognome dell’interessato, ha redatto il pezzo. Che Di Bona ed i suoi compagni abbiano o meno raggiunto la vetta principale del Broad Peak è del tutto secondario alla logica delle osservazioni che mi sono permesso di sottoporle.

L’appellarsi come ha fatto lei a “notizie ufficiali” fornite “dall’Ufficiale di Collegamento pakistano di maggior grado” risulta un tentativo maldestro di dare ad una polemica gratuita e fuori luogo un rigore giornalistico che evidentemente né lei né tanto meno l’ufficio stampa  per cui  scrive,  è in grado di gestire. Il maggiore Raffat Kalim ha comunicato “Nessuno in cima al Broad Peak”, e questa era la notizia. La storiella di “Tin-Tin in Himalaya” e quella del “Pinocchio nostrano” che ci avete costruito sopra voi è polemica cristallina, se permette un po’ arrogante.

Anche sul fatto che montagna.org persegua fini di tempestività ed esattezza delle informazioni potremmo discutere, perché raramente è possibile rilevare nelle vostre news che esulano dalla pura e cruda propaganda Pro “Spedizione K2 2004 - 50 anni dopo” una contemporanea ed equilibrata combinazione dei due elementi. Tempestività ed accuratezza delle informazioni quasi mai ci arrivano insieme. Se vogliamo fare qualche esempio, la notizia di cinque alpinisti in vetta al Broad Peak l’8 luglio, rivelatasi tanto intempestiva quanto inesatta, è stata data in anteprima da voi con una news contenente un virgolettato di Agostino Da Polenza. Questa inesattezza è stata riportata e diffusa da altri organi di informazione originando la confusione e la polemica di cui ci ritroviamo a parlare ora e che voi tentate di liquidare come superficialità e imprecisione di altre fonti e di altri editori. Per contro, in occasione dell’annegamento dei 5 uomini pakistani al lavoro per la vostra spedizione, sono serviti tre giorni di tempo (quasi due in più di altre fonti non-ufficiali) per fornire una notizia ufficiale dell’incidente, liquidato con poche righe di retorica.

Più o meno le stesse battute sono state riservate alla notizia che comunica la decisione del capo-spedizione Da Polenza di  ritenere  più consono agli ideali della spedizione italiana “il non impiego di portatori d’alta quota, per di più nepalesi, “importati” in Pakistan

Importati? Mi chiedo quali siano “i valori” a cui ci si vuole  ispirare. Comunemente il termine “importato” viene utilizzato riferendosi a merci oppure a del bestiame  trasferito come un oggetto inanimato da un paese all’altro. Normalmente gli esseri umani, di qualsiasi nazione, etnia e livello culturale essi siano, vengono “invitati”, “ospitati” oppure “viaggiano” per loro stessa decisione oltre confine. Questo accade sempre più frequentemente anche agli alpinisti nepalesi che hanno nel tempo saputo farsi apprezzare per capacità, generosità e coraggio. Siamo nell’era di un mondo globale ma continuiamo a ricordarcene solo ed esclusivamente quando ci torna comodo.

Mi sembra che al vostro ufficio stampa e forse allo stesso signor Da Polenza sfugga il concetto che l’epoca coloniale è terminata da un pezzo e che i “portatori” nepalesi come sbrigativamente vi ostinate a chiamarli voi, sono in realtà alpinisti di capacità tecnica ed organica straordinaria, persone modeste e silenziose; uomini dotati di motivazioni ed entusiasmo, con le stesse aspirazioni e gli stessi sogni di tutti gli altri alpinisti impegnati in questi giorni sul K2. Vogliono salire in punta alla montagna, è ovvio; si sono meritati sul campo nel corso degli anni la presenza nelle spedizioni a cui sono stati invitati (si, invitati, non “importati”) e sono determinati ad approfittare di una delle rarissime occasioni di cui possono godere per salire in cima ad una montagna di 8000 metri fuori dai  confini del loro paese.

Che diritto abbiamo noi di discriminare? Che diritto avete voi giornalisti e redattori di montagna.org, stando seduti davanti a un computer a migliaia di kilometri di distanza anziché in quota a fissare corde fisse o a rifornire di gas i campi alti, di dire chi deve scalare la montagna e chi no? 

Ci spero poco, ma mi auguro di leggere “tra le righe” dei vostri comunicati futuri su montagna.org maggiore equilibrio e maggiore obiettività.

A quello che leggo normalmente “nelle righe” mi sono già tristemente abituato.


A quello che scrivete “sopra le righe” non mi abituerò mai.

 

Cordialmente

 

Emilio Previtali

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