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non
mi è affatto sfuggita la notizia pubblicata su K2climb.net che mi ha
segnalato, che nella sostanza nulla aggiunge e nulla toglie alle
osservazioni che le ho sottoposto
ieri. Rimango del parere che il tono con
cui è stata pubblicata la news
a cui ho fatto riferimento mi sembra fuori luogo e indubbiamente “sopra
le righe”. Decisamente non adatta
ad una audience alpinistica che si appella a valori di etica, di sportività
e di rispetto della persona e che sa andare ben oltre i numeri, i
certificati ufficiali e la frenesia confusa di dirette web o
radiotelevisive. Ripeto,
lo stile con cui è stata redatta la notizia mi sembra certamente più
adatto ad un commento da “Bar dello Sport”
che non ad un ufficio stampa che comunica in nome e per conto di
una Spedizione Nazionale patrocinata della Presidenza della Repubblica e
da un elenco di Ministeri lungo due pagine . Il
fatto che nella notizia in questione si faccia ironicamente riferimento ad
un “nostrano Pinocchio”, parlando (a questo punto senza ombra di
dubbio) di Mario Di Bona, proprio mentre questo è ancora impegnato nel
rientro da un impegno di alcuni giorni alla ricerca della vetta del Broad
Peak, non dimostra altro che lo squallore e la scarsa sportività di chi,
senza firmarsi, senza offrire possibilità di replica e senza nemmeno il
coraggio di scrivere per esteso il nome
ed il cognome dell’interessato, ha redatto il pezzo. L’appellarsi
come ha fatto lei a “notizie ufficiali” fornite “dall’Ufficiale
di Collegamento pakistano di maggior grado” risulta un tentativo
maldestro di dare ad una polemica gratuita e fuori luogo un rigore
giornalistico che evidentemente né lei né tanto meno l’ufficio stampa
per cui scrive,
è in grado di gestire. Il maggiore Raffat Kalim ha comunicato “Nessuno
in cima al Broad Peak”, e questa era la notizia. La storiella di “Tin-Tin
in Himalaya” e quella del “Pinocchio nostrano” che ci
avete costruito sopra voi è polemica cristallina, se permette un po’
arrogante. Anche
sul fatto che montagna.org persegua fini di tempestività ed esattezza
delle informazioni potremmo discutere, perché raramente è possibile
rilevare nelle vostre news che esulano dalla pura e cruda propaganda Pro
“Spedizione K2 2004 - 50 anni dopo” una contemporanea ed equilibrata
combinazione dei due elementi. Tempestività ed accuratezza delle
informazioni quasi mai ci arrivano insieme. Se vogliamo fare qualche
esempio, la notizia di cinque alpinisti in vetta al Broad Peak l’8
luglio, rivelatasi tanto intempestiva quanto inesatta, è stata data in
anteprima da voi con una news
contenente un virgolettato di Agostino Da Polenza. Questa inesattezza è
stata riportata e diffusa da altri organi di informazione originando la
confusione e la polemica di cui ci ritroviamo a parlare ora e che voi
tentate di liquidare come superficialità e imprecisione di altre fonti e
di altri editori. Per contro, in occasione dell’annegamento
dei 5 uomini pakistani al lavoro per la vostra spedizione, sono
serviti tre giorni di tempo (quasi due in più di altre
fonti non-ufficiali) per fornire una notizia ufficiale
dell’incidente, liquidato con poche righe di retorica. Più
o meno le stesse battute sono state riservate alla notizia
che comunica la decisione del capo-spedizione Da Polenza di
ritenere più
consono agli ideali della spedizione italiana “il non impiego di
portatori d’alta quota, per di più nepalesi, “importati” in
Pakistan”. Importati?
Mi chiedo quali siano “i valori” a cui ci si vuole
ispirare. Comunemente il termine “importato” viene
utilizzato riferendosi a merci oppure a del bestiame
trasferito come un oggetto inanimato da un paese all’altro.
Normalmente gli esseri umani, di qualsiasi nazione, etnia e livello
culturale essi siano, vengono “invitati”, “ospitati”
oppure “viaggiano” per loro stessa decisione oltre confine.
Questo accade sempre più frequentemente anche agli alpinisti nepalesi che
hanno nel tempo saputo farsi apprezzare per capacità, generosità e
coraggio. Siamo nell’era di un mondo globale ma continuiamo a
ricordarcene solo ed esclusivamente quando ci torna comodo. Mi
sembra che al vostro ufficio stampa e forse allo stesso signor Da Polenza
sfugga il concetto che l’epoca coloniale è terminata da un pezzo e che
i “portatori” nepalesi come sbrigativamente vi ostinate a chiamarli
voi, sono in realtà alpinisti di capacità tecnica ed organica
straordinaria, persone modeste e silenziose; uomini dotati di motivazioni
ed entusiasmo, con le stesse aspirazioni e gli stessi sogni di tutti gli
altri alpinisti impegnati in questi giorni sul K2. Vogliono salire in
punta alla montagna, è ovvio; si sono meritati sul campo nel corso degli
anni la presenza nelle spedizioni a cui sono stati invitati (si, invitati,
non “importati”) e sono determinati ad approfittare di una delle
rarissime occasioni di cui possono godere per salire in cima ad una
montagna di 8000 metri fuori dai confini
del loro paese. Ci spero poco, ma mi auguro di leggere “tra le righe” dei vostri comunicati futuri su montagna.org maggiore equilibrio e maggiore obiettività. A
quello che leggo normalmente “nelle righe” mi sono già
tristemente abituato.
Cordialmente Emilio Previtali |
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